30 anni: viaggi e acciacchi

I viaggi a 30 anni sono quelli degli acciacchi. Parti che hai un accenno di otite e temi ti amputeranno l’orecchio; il primo giorno ti svegli col mal di gola e allora vai di tachipirina e froben gola, mentre rimpiangi l’oki che hai lasciato a casa; ti colpisce subito il mal di schiena, perché ormai lavori al chiuso e non sei più abituato a camminare; per concludere, dolori vari e indefiniti e timori tipo che sei stato troppo all’aperto, chissà che malattia terminale ti fulminerà, nemmeno fossi un tisico dell’East Midlands (cit.). Ma bastano due giorni e miracolosamente tutto passa. Tutto passa perché hai finalmente abbandonato la tua vita di merda, fatta di lavoro, stress, piccole cattiverie quotidiane, negatività e incompetenza altrui. Così gli ultimi giorni ti ritrovi a dormire due ore e a svegliarti carico e arzillo come non mai, pronto a curiosare, vedere e catturare il più possibile. Più che un trentenne, infatti, sembri un bambino.

Qui poi, dato che vivi in un’isola dove la continuità territoriale esiste eccome, hai sette ore di attesa prima del volo successivo che ti porterà in terra magiara.

30 anni: viaggi e scarpe

A 30 anni modifichi anche l’attrezzatura per il viaggio. Siccome in teoria lavori, parti con le scarpe fighe, anche dette “scarpe moderne” (cit.), comprate per l’occasione. Tutto bene fino all’atterraggio a Ciampino. Qui poi, dato che vivi in un’isola dove la continuità territoriale esiste eccome, hai sette ore di attesa prima del volo successivo che ti porterà in terra magiara. Allora vai a Roma, molli i bagagli a Termini, mangi un panino con la porchetta alle h. 9 e cammini fino al Vittoriano. Tuttavia a 30 anni, oltre che vecchio, stanco e malaticcio, sei pure viziato. Quindi decidi che le scarpe nuove, ripeto, comprate per l’occasione, sono scomode: ti fanno male i piedi, ti stanno lentamente nascendo una vescica alla pianta e una piaga al tallone. Tant’è che il negozio Bata all’orizzonte ti appare come un’oasi nel deserto: senza pensarci entri e compri le scarpe da ginnastica, quelle che hai sempre odiato, perché non le trovi abbastanza fashion, ma che ti salveranno la vacanza, i piedi e pure le lamentele. Ed ecco come a 30 anni scopri che il segreto per un buon viaggio sono le scarpe.

30 anni: viaggi e maltempo

Sfidando la mala sorte, poi, parti con k-way, ombrello e scarpe moderne anti-inondazione (cit.). E proprio perché li hai portati, la mala sorte decide di farteli usare tutti. Perché quando viaggi a 30 anni, più pensi di essere semplicemente organizzato, più ti attiri la sfiga. Infatti, ti ritrovi lungo il Danubio a fronteggiare un vento gelido ad almeno 60 nodi che sembra quasi “l’avanzata di Umberto Nobile al Polo Nord” (cit.); sei costretto a sorbirti due secoli di storia ungherese per sfuggire al freddo, per scoprire in seguito che il museo è più freddo dell’esterno; e poi due vagonate di pioggia, che non fanno mai male. Per fortuna, però, a Vienna c’è l’Albertina, dove puoi passare ore tra Monet, Picasso e i puntini di Signac; e a Budapest le terme, dove le opere d’arte sono i boni in costumino.

I viaggi a 30 anni e la disperata ricerca di risposte

Quando viaggi a 20 anni, oltre che soddisfare una certa curiosità, vai cercando la tua via. E poi viaggi a 30 e ti ritrovi ancora nella stessa situazione. Perché a 30 anni più che mai viaggiamo sperando di incontrare qualcuno o di trovare, finalmente, la chiave che dia una maledetta svolta alla nostra esistenza. Confermiamo che “la vacanza è la nostra vita, tutto il resto è noia” (cit.), perché è durante i viaggi che ci sentiamo vivi come non lo siamo nel momento in cui il lavoro ci annulla come persone; che siamo liberi da qualsiasi pensiero, semplici anime che godono dello splendore del mondo. Natura, arte, enogastronomia, diversità umana ci colpiscono e ci attraversano, lasciandoci un segno.

In realtà, non troverai mai quell’individuo e nemmeno quella chiave che, schiacciando l’interruttore, cambiano tutto, ma è come se ti risvegliassi dalla quotidianità e capissi esattamente di cosa ha bisogno la tua vita per essere più luminosa e rispettosa della persona che sei.

P.S.: tutte le citazioni sono tratte dai diari di viaggio di Daniela Melis e Paolo Sirigu, in particolare da: “Creta, Atene e, perché no, Milano” di settembre-ottobre 2015 e da “Vienna-Budapest (solo andata, please)” di ottobre 2016.