Nei paesi della Barbagia-Mandrolisai nascono nuove, piccole realtà imprenditoriali. È il segno di un territorio che cambia e crede in se stesso, incurante del rischio spopolamento.

Esemplare il caso di Fulvio Giorgi, 50 anni. Dopo aver girato per la Sardegna, formandosi e lavorando come chef, ha da poco aperto un ristorante a Belvì (600 abitanti). «Ho sempre pensato di rientrare in paese-, sorride, -Il fatto che fosse in vendita un locale in piazza Repubblica, al centro di Belvì, è stata l’occasione buona». E così Fulvio delizia i palati di compaesani e buongustai di passaggio con un menù che fa largo uso di prodotti locali. L’impresa dà lavoro a due giovani del paese, che diversamente avrebbero fatto le stagioni.

Le città non possono ospitare tutti, consiglio ai giovani di investire qui: ci vuole coraggio, qualche soldo da parte o la possibilità di un prestito, ma almeno si è indipendenti, si costruisce qualcosa di duraturo

Il panettiere

C’è anche chi abbandona le città del Nord per godere dell’alta qualità della vita paesana. É il caso di Massimiliano Moi e Pasqualina Carboni che, d’accordo con la figlia (17 anni), hanno lasciato il posto fisso in una fabbrica piemontese per Gadoni (700 abitanti). «Mancava un forno di carasau: ci è sembrata l’idea giusta per tornare-, racconta Massimiliano, -Mentre aspettavamo che si sbrigassero le pratiche per aprire il laboratorio con punto vendita, abbiamo imparato a fare il pane a Gavoi: ci davano dei pazzi, ma adesso l’attività va bene e noi godiamo della pace del posto». Ci sono i sacrifici, ma «meglio che pentirsi di non averlo fatto-, afferma il panettiere, -Impossibile mettersi in proprio in Piemonte: qui avevamo casa, locale, l’aiuto di tutti».

Il macellaio

Anche i giovani rientrano nei paesi d’origine. Come Paolo Murru, 37 anni, che dopo aver lavorato a Olbia, ha aperto una macelleria a Teti, fornendo carne ai suoi 600 compaesani. «Mi ha riportato qui l’attaccamento al paese: in città si sta peggio», afferma. Mentre attendeva la burocrazia, Paolo ha ottenuto la licenza di distribuzione di alimenti e bevande, rinnovato il locale e adesso ogni mattina solleva le serrande col sorriso. «Le città non possono ospitare tutti-, dice, -Consiglio ai giovani di investire qui: ci vuole coraggio, qualche soldo da parte o la possibilità di un prestito, ma almeno si è indipendenti, si costruisce qualcosa di duraturo».

La somma di piccoli contributi che fa crescere un territorio è promessa di lunga vita: chi investe nei piccoli centri dell’isola aiuta se stesso e il mondo attorno. Inoltre, garantisce un futuro ai propri figli, liberi di andare e studiare, di restare o tornare, certi che un lavoro c’è e, anche, il cuore grande delle comunità che li hanno visti crescere.