Tonara. Produttori e venditori ambulanti, la storia di un museo

Torronaio o venditore ambulante non sono mestieri che si scelgono: è questione di sangue o, anche, di contagio. Accade così a Tonara, dove da sempre l’arte di produrre torrone di alta qualità e quella, correlata, di venderlo nelle feste paesane si trasmette di padre in figlio, di compaesano in compaesano. Entrambe le attività si adattano ai nuovi ritmi dell’economia, innovandosi (sono diverse le tipologie di torrone e i prodotti da esso derivati) ed espandendosi, ma senza dimenticare il passato.
È nel rione di Toneri che, in un tempo di cui si è persa la memoria, si iniziò a produrre il dolce tipico: «Ogni torronaio aveva in casa una pentola in rame, dove, in quattro ore, si preparava il torrone-, spiega, all’interno del suo torronificio e museo, Gianni Pilli, 65 anni, -Il compito era affidato a una coppia di donne (“gerronaderas”)».
Gli uomini, invece, lo vendevano: così nacque la vendita ambulante.«Con dentro torrone e campanacci, i “carrettones” (carri in legno trainati da un cavallo) partivano da “su piazzale” per la Sardegna, dividendosi le zone», chiarifica Massimiliano Rosa, esperto della storia locale. «Il torrone ai tempi veniva scambiato con i prodotti delle varie aree-, precisa Pili, -Ci adattavamo ai dialetti e, tra ambulanti, avevamo un gergo: clienti e aiutanti in erba non dovevano capirci», narra.

I primi cambiamenti risalgono a fine anni Quaranta, con le auto: «Nel 1100 BLR della Fiat si stipava la merce e si dormiva», racconta ancora Pili. Col boom economico degli anni Sessanta le torroniere sostituirono le braccia umane. Gli Ottanta, invece, hanno segnato una rivoluzione nel mondo del torrone: nuove confezioni e l’ingresso nella grande distribuzione.

Ogni torronaio aveva in casa una pentola in rame, dove, in quattro ore, si preparava il torrone

L’eredità storica è oggi un’industria che «impiega duecento persone tra dodici laboratori artigianali e trenta ambulanti», dice Gianluigi Noli, assessore alle attività produttive. Il torrone, poi, non ha perso il vizio di girare per farsi assaporare: «Vendiamo in tutta Italia, Europa, Giappone, Stati Uniti», illustra Bicio Pruneddu, titolare, con i fratelli, dell’omonima impresa.

In bilico tra passato, presente e futuro, “su turronargiu” (produttore, ambulante o entrambi) continua il duro lavoro nelle piazze. Fino a pochi anni fa anche Costante Peddes, 87 anni, e Tiu Giuanni Patta, ultranovantenne, hanno tagliato grossi blocchi di torrone con le loro asce per tutta l’isola. Ma per farlo «bisogna essere torronai nell’anima», dice Angelo Peddes (figlio di Costante) e «ci vuole amore», conclude Pili.