I coniugi Tatti, 172 anni in due, hanno chiuso lo storico bar-edicola

Dal 31 dicembre le saracinesche abbassate tra malinconia e bellissimi ricordi: «Il caffè e l’Unione per 44 anni».

31 dicembre 2018. Data da segnare nella storia della cultura di Teti. Chiude la prima e ultima edicola del centro barbaricino. Il guerriero con quattro occhi e quattro braccia non avrà più giornali da leggere, la mente da occupare, lo sguardo per vedere cosa accade oltre i confini del suo paese. Iole e Zizzittu Tatti, 172 anni in due, hanno chiuso per l’ultima volta la saracinesca della loro magica bottega, decidendo con le lacrime di mettere fine a questa favola culturale dopo ben 44 anni.

Una decisione sofferta

«Ci ha sconfitto l’età», dice Iole Rosa Usai mentre guarda teneramente il marito Francesco che di parlare non se la sente, roso dalla commozione e da quella struggente nostalgia che a 91 anni afferra gli uomini per la gola, impedendo loro di dare voce ai sentimenti. Tzia Iole, invece, ha ancora molti ricordi da vendere. «É stata lei per tutti i nostri sessanta anni di vita insieme la prima ad alzarsi e l’ultima ad andare a letto, senza mai farmelo pesare, senza mai vantarsene», racconta Zizzittu.

Forse c’è un ragazzo che vuole prendere l’edicola, se lo facesse sarebbe per me un grandissimo regalo. E verrei ogni mattina alle 6 per vederlo ritirare i giornali come ho fatto io per metà della mia vita.

Zizzittu Tatti

Il film di una vita

Sono per l’ultima volta dietro il bancone di quello che fu l’esercizio commerciale più importante di Teti, il bar edicola Tatti. «Mio marito fece tutti i lavori possibili per mantenere decorosamente la sua famiglia. Poi, nel ’74, ci armammo di coraggio e di cambiali per aprire un bar allora modernissimo che vendesse caffè, liquori e cultura, soddisfacendo i bisogni del corpo e quelli dell’anima», dice zia Iole. Parla un italiano perfetto, fluente ed estremamente espressivo. «Non ho mancato mai un giorno di leggere L’Unione Sarda, da cima a fondo». 16660 copie. 706640 pagine. Più di sei milioni di colonne. E siccome il passo è forse incerto, ma la testa ben salda, zia Iole ricostruisce la storia della sua famiglia. É un impegno profuso tutti i giorni per assolvere perfettamente a tutti i ruoli che si era data: commerciante, moglie e madre di tre figli che ha fatto tutti studiare per dare alla sua famiglia quella felicità borghese alla quale aveva agognato sin dal giorno delle sue nozze. «E ora, grazie al cielo, tutti i nostri figli sono sistemati. Una nipote è medico e gli altri stanno studiando.»

Felici. Iole Usai e Zizzittu Tatti, 81 e 91 anni: una vita trascorsa nel bar-edicola di Teti: «Abbiamo cresciuto bene i nostri figli, siamo felici per questo. Ma i giornali ci mancheranno.»
(Ph. Mattia Melis)

Caffè, pasta e giornale

«Nessuno è stato costretto a stare per 18 ore dietro un bancone come abbiamo fatto noi, schiavi felici dei nostri splendidi figli».

Il bar Tatti è stato storicamente un punto di riferimento per Teti. Ai forestieri si dava appuntamento qui. «Era un classico: al mattino cappuccino, pasta e Unione Sarda. I più colti anche i quotidiani nazionali. E se vedevo qualcuno titubante, raccontavo io quali fossero gli articoli più interessanti, perché, francamente, anche se sono una commerciante preferisco che la gente legga invece di ubriacarsi. Se la gente leggesse, studiasse, si aggiornasse, il mondo sarebbe un buon posto per vivere. Non come siamo adesso, un luogo nel quale le esigenze crescono assieme ai problemi quotidiani. Io e mio marito abbiamo vissuto qua dentro per 44 anni. Ci siamo sempre voluti bene e siamo stati d’accordo su tutto, perché avevamo nella vita un unico obiettivo: fare in modo che i nostri figli fossero migliori di noi. Questo deve essere il fine di ogni essere umano: migliorare il mondo di generazione in generazione. Purtroppo adesso l’egoismo prevale su tutto. Ciascuno pensa al proprio bene personale e non è disposto a fare sacrifici neppure per la famiglia. La gente perde più tempo con le slot machine che con i giornali, investe più nel gioco che nella cultura».

Il tempo si è fermato

L’azienda Tatti è rimasta ferma al giorno in cui è stata comprata: stesso telefono Telecom, stesso jukebox, stesse sedie, stesso bancone, stessa crocchia di Tzia Iole che guarda tutto e tutto osserva attraverso i suoi occhialini da fata buona. Tziu Zizzittu sembra spaesato. L’idea di lasciare il suo regno, benché necessaria, lo riempie di malinconia. «Forse c’è un ragazzo che vuole prendere l’edicola, se lo facesse sarebbe per me un grandissimo regalo. E verrei ogni mattina alle 6 per vederlo ritirare i giornali come ho fatto io per metà della mia vita». Zizzittu chiude gli occhi e sogna.