Premio: Giovanna Cristina Vivinetto premiata a Sassari

Dolore Minimo è il primo libro di Giovanna Cristina Vivinetto

<Vengo da Floridia, provincia di Siracusa, non più paese e non ancora città. Luogo di profumi e di incanti. Si può pensare alla Sicilia arcaica. Non è così. Mi son sempre trovata bene qui, anche quando le sue vie erano per me sezioni compatte di buio. Ho attorno persone splendide. E il legame con la mia terra è fortissimo>. Giovanna Cristina Vivinetto è una ragazza bella e colta, raffinata e sensibile. Un tempo era un ragazzo bello e colto, raffinato e sensibile, intrappolato in un corpo che non voleva. Ieri è stata premiata a Sassari per il suo libro di poesie, nel quale racconta la storia della sua trasformazione.

Una coda al veleno

Tutto perfetto fuorché una coda al veleno. Non in Sicilia, però, ma a Roma, capitale d’Italia. Città in teoria moderna e aperta. <Mi hanno assunto a settembre in una scuola paritaria per insegnare letteratura italiana con una sfilza di complimenti. Poi, dopo appena nove lezioni, mi hanno licenziato su due piedi senza darmi alcuna spiegazione. Forse perché non potevano sopportare che una donna si sia liberata da un corpo non gradito, trasformandosi da crisalide in farfalla. Ai miei alunni ho parlato di letteratura, cioè di quella cosa forse inutile e inessenziale, ma che consente all’essere umano di librarsi verso il cielo per comprendere il cuore delle cose. Poeti e scrittori sono infatti i mediatori fra anima e destino>.

Un premio in Sardegna per Giovanna Cristina Vivinetto

“Dolore minimo” (Interlinea Edizioni, 139 pagine) è il titolo del libro di Giovanna Cristina Vivinetto, il primo che racconta in versi la transessualità. Ed è il senso vero di questa ragazza che ha sofferto un po’ per essere immensamente felice. Ieri a Sassari ha ricevuto due premi. Uno molto importante in questo momento: è stata votata da 4 mila studenti come miglior poetessa dell’anno. 4 mila studenti rappresentano un successo pedagogico che certamente fa a pugni con l’immeritato licenziamento. Il secondo è quello dedicatogli dalla città di Sassari per il valore sociale delle sue liriche. Più che liriche, un poema su se stessa, sulla durissima battaglia per amare ed amarsi, per diventare non ciò che si vuole, ma ciò che si deve. Perché la natura, ogni tanto, fa degli errori. E spetta alle persone porvi rimedio, riportando tutto nei canali giusti.

Il libro di Giovanna Cristina Vivinetto: Dolore Minimo

Dolore Minimo, che vanta una presentazione di Dacia Maraini, è una specie di piccola Divina Commedia personale. Inizia con un viaggio all’inferno, prosegue con la consapevolezza del purgatorio e infine la perfezione del paradiso, secondo un viaggio iniziatico che nasce nel profondo del cuore e si sviluppa nel mondo infinito. Ma il paradiso è un cielo consueto, un luogo nel quale stare normalmente bene. Quando si parla con Giovanna la mente rimbomba dei suoi versi nei quali tutto si racconta. Un viaggio nei cespugli d’infanzia siciliani, di fili di panni stesi divorati dal sole, fino all’angoscia composta del funerale che si scioglie, il sollievo di un malanno che si è consunto sotto terra e non può ferire. E pare che il garbo col quale scrive derivi da un sapere antico.

Ai miei alunni ho parlato di letteratura, cioè di quella cosa forse inutile e inessenziale, ma che consente all’essere umano di librarsi verso il cielo per comprendere il cuore delle cose.

Transessualità

È con questa raffinatezza che Giovanna Cristina Vivinetto ha vinto il più importante riconoscimento per un poeta in Italia: il premio Viareggio Opera Prima. <Ho scritto il mio poema ispirata a livello stilistico da Wisława Szymborska, che è riuscita a condensare messaggi profondi con uno stile piano, senza elementi di oscurità. A livello tematico, invece, il mio riferimento è stato Middlesex di Jeffrey Eugenides, un romanzo di formazione bellissimo il cui protagonista è un intersessuale. L’intersessualità è molto vicina alla transessualità. E l’ho scritto soprattutto per frugare dentro me stessa. Perché per spiegare agli altri ciò che si è, bisogna guardarsi dal di fuori. La poesia è stata la mia autoanalisi, grazie alla quale mi sono non solo guardata, ma vista. E ho potuto così spiegare che la transessualità non è un male, né un peccato, come purtroppo troppo spesso si pensa: semplicemente si rimedia agli errori della natura. È con i versi che cerco di sfondare questo muro di ignoranza che circonda la transessualità>.