Desulo. Ex sindaco Zanda: occasione unica per tornare agli splendori degli anni ’80

Desulo e il Gennargentu tornano a essere habitat ideale: costituti dieci allevamenti 

Desulo torna a essere la patria dei maiali. E non solo perché la Regione ha annunciato la fine della lotta alla peste suina accogliendo gli ispettori UE, oggi in tour in Ogliastra. Sono motivi molto più profondi quelli che negli ultimi tempi hanno spinto tanti desulesi ad allevare -di nuovo e in piena regola- maiali. Una scelta dettata non solo da questioni economiche, ma soprattutto dal cuore. Perché a Desulo il maiale è storia e cultura, è ricchezza di saperi.

Occasione unica per Desulo con i maiali

<Siamo ai blocchi di partenza-, afferma Peppino Zanda, ex sindaco di Desulo, -Se è vero che la peste suina africana è stata sconfitta, questa è un’occasione unica per riportare l’allevamento suinicolo del paese ai livelli degli anni Ottanta. O meglio ancora>. Quando nel 1978 la peste suina si abbatté sulla Sardegna, a Desulo si contavano infatti 90 aziende agricole. Nella maggior parte si allevavano suini: dalle tre scrofe per uso familiare alle oltre cento per ricavarne carne e salumi d’alto livello da commercializzare. <I capi di suino erano 10 mila ai tempi: equivalevano a 20 mila prosciutti e a circa 70 posti di lavoro nel settore>, racconta ancora Zanda, che era primo cittadino nel 1984, quando ci fu un pesante abbattimento.

Maiali alla riscossa

Oggi si è ancora lontani da quei numeri, ma nell’ultimo anno nel paese sono nati sei allevamenti di suini, che si sommano a quelli sorti negli anni scorsi. Il totale è di 10 nuove attività, una delle quali conta 150 scrofe. Ed è solo l’inizio di una tendenza che esploderà da qui a breve e che porterà Desulo ad avere mille scrofe entro l’anno. Numeri da brivido se si pensa che da queste parti non si contava nemmeno più un suino. Inoltre alcune aziende che nel periodo buio della peste allevavano solo ovini o bovini, hanno riportato i maiali al calore delle loro stalle. Molte altre si stanno attrezzando in questo senso, anche grazie alla spinta dell’ambizioso progetto di filiera del suino sardo promosso dal salumificio Rovajo. <Per adesso le aziende di Desulo coinvolte sono 20, che daranno più importanza alla parte suinicola col tempo. Ognuna avrà un potenziale produttivo di 250 capi l’anno-, spiega Salvatore Frongia, -L’idea è di unire tradizione e innovazione per riproporre il prosciutto del Gennargentu, eccellenza che vale oro e che potrà rilanciare il comparto suinicolo dell’intero territorio>.

Una scelta dettata non solo da questioni economiche, ma soprattutto dal cuore. Perché a Desulo il maiale è storia e cultura, è ricchezza di saperi.

Desulo ambiente ideale per i maiali

La vera scommessa è mettere al centro l’ambiente di Desulo e dei dintorni: <È l’habitat più vocato per il maiale, che qui sopravvive dignitosamente, come è stato per secoli-, continua Zanda, -L’area del Gennargentu è la più boschiva della Sardegna: una miniera di cibo ideale per i maiali, oltre che di erbe e acqua>. Alimentazione a ghiande e castagne, pascolo nel bosco sono parte anche del progetto targato Rovajo, che si avvale della collaborazione delle università, oltre che della secolare sapienza dei porcari. <La politica dovrà abbattere le debolezze di una montagna dove tanti avevano gettato la spugna. Ne terremo i profumi, l’esperienza antica, ciò che fa del nostro maiale un prodotto unico al mondo>, conclude fiducioso Zanda.