Rossella Dominici a 12 anni nel 1958 distribuiva il nostro quotidiano per le vie di Tonara

«Leggevo e spiegavo, il giornale è stato molto più di un lavoro»

Rossella Dominici aveva appena dodici anni quando aspettava la corriera delle 8, in via Monsignor Tore, davanti al bar di Antioco Carta. Il bigliettaio le metteva in mano un pacco stretto con lacci più grande di lei: c’erano fino a 100 copie de l’Unione Sarda.
Suo padre era morto quell’anno. E sin dal giorno seguente il funerale fu Rossella a portare il pane a casa ereditandone il mestiere: venditrice ambulante di giornale. Marzo 1958. Annata freddissima di neve e gelo. Fredda soprattutto nel cuore di una piccola orfana che doveva arrangiarsi per vivere. «Per evitare di scivolare nel ghiaccio mi feci fare un paio di scarponi da uomo, in cuoio, chiodati».

«Il giornale prima lo leggevo io – spiega – per poter raccontare ai clienti il motivo per cui bastava qualche spicciolo per portarsi il mondo in casa. Leggevo e spiegavo. Oggi si chiama marketing. Potevo vendere 60 copie nei giorni di magra e 100 in occasione di eventi di cronaca speciali come grandi processi o sordidi omicidi».

Aveva il fazzoletto annodato sotto il mento, e un grande sorriso stampato sul bel volto. Esattamente come oggi.

Il racconto

«Allora Tonara aveva 4.000 abitanti: oggi siamo meno della metà. Sono emigrati in tanti alla ricerca di fortuna. Eppure la gente leggeva più di oggi, era attenta, si informava».
Prima si recava dai clienti fissi. «Insegnanti, proprietari, persone istruite. Poi facevo il giro degli artigiani: torronai, produttori di campanacci, fabbri, falegnami, calzolai-, Infine andava nei bar, luoghi non adatti a una donna, -ma dovevo portare il pane in casa, ed era allegria entrare anche nelle bettole che sapevano di vino e anice». Il suo ingresso nei “zilleris” era visto con un misto di sospetto e tenerezza. «In quegli anni il mondo era rigidamente diviso fra uomini e donne. E i locali dove si vendevano alcolici erano a noi interdetti. Ma io ero una bambina e mantenevo la famiglia col lavoro che fu di mio padre. Quindi mi rispettavano».

Ero un paese buono, Tonara. «Buono e saggio- aggiunge -anche gli analfabeti compravano l’Unione Sarda per farselo leggere da qualche persona istruita. Sapere cosa accadeva nel mondo era importate per la popolazione».

«Oggi siamo meno della metà. Sono emigrati in tanti alla ricerca di fortuna. Eppure la gente leggeva più di oggi, era attenta, si informava».

Il lavoro

Con le dita annerite dall’inchiostro delle vecchie rotative, ogni giorno la signorina Maria Antonietta Rossella Dominici tagliava le testate delle copie rese per inviarle a Cagliari: sottratto l’invenduto dallo spedito prendeva il suo 10 per cento di utile netto. Col quale manteneva la famiglia. «Mio padre mi aveva insegnato a far di conto, a leggere una fattura. Ma non ce ne fu mai bisogno: era un’azienda seria e i conti erano sempre in ordine».

«Eravamo tutti povera gente. E del giornale non si buttava nulla-, prosegue, -Le informazioni venivano memorizzate, e poi la carta serviva per molti usi: avvolgere merci, preparare pacchi, ma, soprattutto, tagliati i grandi fogli a pezzetti dalle dimensioni di una mano, si usavano come carta igienica, che ancora non era venduta nei negozi. Sembra assurdo, ma in quei tempi chi non comprava i giornali usava per pulirsi il cisto o una pietra ruvida».

La memoria

Rossella guarda lo splendido orizzonte. Vede i monti lontani, i boschi di leccio e nocciole. E vede il suo passato, la sua memoria. Le lacrime sgorgano dal suo viso. «L’unione sarda è stata per me molto più che un lavoro. É stato un modo meraviglioso per fare la mia parte».
Rossella guarda e sorride. E canta un mutu d’amore, ricordando la sua giovinezza, quella sua adolescenza magica nella quale non ebbe tempo per essere bambina.

Fa ancora la sua parte, Rossella, raccontando ogni giorno la sua storia. E spiegando ai giovani cosa siano la lealtà, il senso civico. Cose che ha imparato leggendo il suo giornale, «L’Unione, che continuo a leggere tutti i giorni». Memoria storica di un paese di artisti, grandi artigiani e commercianti girovaghi, che avevano bisogno di essere informati per vivere.

Perché vivere non è facile. E se non conosci le cose diventa impossibile. Il sapere è la vera balentia.