Sotto il cielo terso di Los Angeles il 24 febbraio sono stati stati assegnati gli Oscar 2019. E a ben vedere, vincono soprattutto i film sugli ultimi. Su chi è solo, emarginato, discriminato, straniero (o ritenuto tale). Tutti da vedere. Per amarli, ma anche per criticarli.

Perché non si può sempre essere d’accordo con il giudizio dell’Ampas (Academy of motion Picture Arts and Sciences). Ossia la giuria composta da esperti che dal 1929 premia i migliori film prodotti negli Stati Uniti e nel mondo. Negli anni sono stati spesso insigniti dell’Oscar grandi italiani, come Federico Fellini, Franzis Ford Coppola, Martin Scorzese, Vittorio De Sica. E loro, come tanti altri, hanno portato a casa una statuetta placata in oro che riproduce il corpo di George Stanley (grandissimo attore del cinema muto). Gli Oscar 2019, invece, premiano alcuni tra i più bravi registi e attori di oggi. E, soprattutto, i film sugli ultimi. Si nota subito questa commovente tendenza, in un mondo sempre più disumano. Come si nota che manca l’ultimo per eccellenza. Manca Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, per il quale già da tempo si mormorava fosse sicuro l’oscar a William Defoe come miglior attore protagonista. Da vedere, ad ogni modo, insieme a La Favorita. La commedia sul potere delle donne -forte e ironica- si aggiudica solo l’Oscar 2019 alla migliore attrice protagonista, Olivia Colman. Altri premi sono andati a Black Panther (miglior costume, colonna sonora, scenografia), A star is born (miglior canzone con Shallow), First – Il primo uomo (migliori effetti speciali), Se la strada potesse parlare (miglior attrice non protagonista), Blakkklansman (miglior sceneggiatura non originale), Vice – L’uomo nell’ombra (miglior trucco e acconciatura). Sul podio, tre film. Tre storie profonde e sulle quali riflettere. Ecco gli Oscar 2019 dove vincono i film sugli ultimi.

Green Book

L’Oscar 2019 più importante, quello al miglior film, va a Green Book. La pellicola di Peter Farrely aveva già vinto 3 Golden Globes. Uscito in patria a fine gennaio, la delusione per molti spettatori italiani si è concretizzata nel doppiaggio. Sapeva di forzatura, di falso. Per il resto, la storia è dolcissima. Un noto e apprezzato pianista di colore attraversa, per un serie di concerti, il centro degli Stati Uniti accompagnato da un autista italianissimo e bianco. In realtà, gli stereotipi dell’America degli anni Sessanta si moltiplicano in entrambe le figure -il nero e l’italiano figlio di un immigrato. Ma resta questa sorta di scambio di ruoli. Resta la scoperta del Green Book, la guida ai motel dove i neri potevano alloggiare ai tempi. La profonda commedia vince anche l’Oscar a miglior attore nn protagonista (Mahershala Ali) e quello alla sceneggiatura più originale.

Bohemian Rapsody

La lista è lunga: miglior attore protagonista, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro, miglior montaggio. Ecco gli Oscar 2019 per Bohemian Rapsody, il film che racconta i Queen e quel fantastico performer che fu Freddie Mercury. E sì, è un film sugli ultimi. In queste due ore bellissime viene fuori un ritratto di Freddie Mercury a tratti triste. Quello di una persona spesso sola, sola come essere umano. Quella solitudine che si prova soprattutto tra la gente, tra le persone sbagliate di cui spesso ci circondiamo. Per il mondo là fuori, quello che giudica e mette tutto in categorie stagnanti, era anche uno straniero (nato da genitori indiani), un gay, un malato di AIDS. Rami Malek, però, e tutta la musica dei Queen che scorre durante il film, lo rimettono al suo posto: un grande uomo che ha scritto la storia della musica e non solo.

Quello di una persona spesso sola, sola come essere umano. Quella solitudine che si prova soprattutto tra la gente, tra le persone sbagliate di cui spesso ci circondiamo.

Roma

Quando ha ritirato uno dei suoi tre Oscar 2019, Alfonso Cuaròn ha detto una cosa. <Dedico questo premio a tutte le donne immigrate che lavorano senza diritti>, ecco le parole del regista di Roma. La pellicola messicana, infatti, racconta i travagli di una giovane inserviente in una famiglia benestante del quartiere Roma, Città del Messico. Ma non è solo questo. Roma è la storia dei dolori di tutte le donne, le povere immigrate, stanche e senza diritto alla felicità, e le ricche, che comunque si trovano sole e disperate. Miglior film straniero, regia e fotografia. Questa produzione in bianco e nero è bella anche perché è un originale Netflix, quella casa di produzione che che ci fa sognare con pochi euro al mese.

Oscar 2019 e ultimi

Gli ultimi spesso sono tali perché non sono capiti. Niente li rende peggiori di altri esseri umani. Tanti vorrebbero le mani magiche di Donald Shirley. E poco conterebbe, su quel pianoforte, il loro colore. Chi non pagherebbe per una chiacchierata con Freddy Mercury? Giusto così, per capire in quale parte del cuore nasce il dolore, quello che fa scrivere Bohemian Rapsody. Chi, ancora, non si riconosce nelle lacrime dolci di Cleo? Nella punta del suo occhio, dove il coraggio di portare un sorriso si fa avanti. E illumina ogni giorno, e oscura il dolore. Con gli Oscar 2019 vincono i film sugli ultimi. E anche se non siamo d’accordo sui vincitori, uno spiraglio -luminoso e necessario- di comprensione si apre sul mondo.