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	<title>Piccoli centri Archivi - Daniela Melis</title>
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	<description>Nel cuore della Sardegna fra cronaca e leggenda</description>
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	<title>Piccoli centri Archivi - Daniela Melis</title>
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		<title>Centro Sardegna, ma non solo: l&#8217;arte nei luoghi isolati</title>
		<link>https://danielamelis.it/centro-sardegna-arte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Melis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2016 17:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cibo per la mente]]></category>
		<category><![CDATA[Piccoli centri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://danielamelis.it/centro-sardegna-arte/">Centro Sardegna, ma non solo: l&#8217;arte nei luoghi isolati</a> proviene da <a href="https://danielamelis.it">Daniela Melis</a>.</p>
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		<p><span class="nectar-dropcap" >Q</span>uesto articolo parla di arte, ma non bisogna essere esperti, laureati o geni per leggerlo. Basterà il cuore e un certo amore per le cose più semplici, come quelle che nascono nei luoghi isolati. Questo articolo parla anche di Centro Sardegna, ma non bisogna essere sardi per leggerlo. Basterà la curiosità e il riconoscere che l&#8217;arte, comunque e ovunque si manifesti, è un bene universale che ci coinvolge tutti.</p>
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<h4>Un ragionamento sull&#8217;arte</h4>
<p>Non so se quello che segue sia un ragionamento estremamente banale o, al contrario, sommamente intuitivo: le circostanze della vita mi hanno fatto capire che non sono abbastanza intelligente, quindi, lascio a voi la decisione. Mi son ritrovata a fare questa riflessione mentre attorno a me persone adulte blateravano di cultura in maniera del tutto inappropriata. È stato salvifico isolarsi con un pensiero che, in maniera lampante, ha avuto il potere di farmi riflettere sul <strong>valore dell&#8217;arte che nasce nei luoghi isolati</strong>.</p>
<p>Io, come credo tante altre persone nel mondo, sono cresciuta in un ambiente pieno di arte: l&#8217;ho avuta sotto gli occhi per tutta la vita e non l&#8217;ho nemmeno mai considerata come tale. Ricami, intagli nel legno, mobili e sculture, dipinti, poesie e parole, musiche e canti mi son stati tanto usuali da diventare una semplice quotidianità. Eppure considerando queste forme d&#8217;arte in purezza si riesce a vedere che valore hanno davvero. Perché, in effetti, il pregio di un qualsiasi artefatto si qualifica se ci si focalizza sul modo in cui quell&#8217;artenasce, ossia su ciò che le da quella prima, ma fondamentale, forma astratta: il pensiero creativo.</p>
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<h3><strong>È giusto recuperare la memoria, raccogliendo le storie oltre che i manufatti, perché <em>un posto senza memoria e senza cultura è destinato a morire. </em></strong></h3>
</blockquote>
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		<h3>Cos&#8217;è l&#8217;arte e come nasce nei luoghi isolati?</h3>
<p>Non sono un&#8217;esperta, ma credo di essermi fatta una mia idea di cosa sia l&#8217;arte: la necessità di vedere il bello anche dove non c&#8217;è o quella di riprodurlo, laddove si rifà alla perfezione della natura; ma anche la manifestazione della più intima esigenza dell&#8217;essere umano di esprimersi. A me sorprende e quasi mi commuove questa necessità di espressione, questo bisogno del bello, specialmente se mi focalizzo sul passato.</p>
<p>Penso, infatti, a un uomo o a una donna di cento anni o più anni fa che vivevano in luoghi isolati, come le terre montagnine del Centro Sardegna. Penso ad artigiani del legno, ricamatrici, poeti. Usavano sculture in legno, ricami unici, versi e canti per abbellire una vita fatta di fatica, per comunicare in maniera colorata, per dare sfogo alle ristrettezze e sventure di una vita tribolata. Hanno creato immagini con le parole e disegnato parole con i fili e celebrato una natura magnanina e matrigna con la punta dura di uno scalpello.</p>
<p>Questi uomini e donne hanno prodotto ciò che di più umano possa esistere: un&#8217;arte che è necessità di esprimere bellezza, prima ancora che uno sfoggio di tecnicità, prima ancora di essere indirizzata a un pubblico o commercializzata. Isolati in piccoli paesi, conoscevano poco di ciò che fosse oltre quei limiti geografici o economici, eppure son riusciti a fare arte a tutto tondo. Cosa sentivano quando creavano? Cosa vedevano? Da chi hanno imparato? Non c&#8217;è dubbio che tutto nascesse dentro di loro e si concretizzasse davanti ai loro occhi, forse increduli. L&#8217;unica voce che avessero mai sentito, quella muta della montagna; gli unici colori da reinterpretare, quelli del cielo e degli alberi; gli unici insegnamenti, quelli di una vita che è prima di tutto sopravvivenza e poi poche gioie semplici e tante difficoltà. Nessun termine di paragone per capire se quello che facevano fosse o meno degno di nota, pochi contatti con l&#8217;esterno per trarre ispirazione: ciò significa indubbiamente che quella era arte pura, l&#8217;espressione più profonda dell&#8217;essere umano, fatta di sentimenti ed emozioni molto legate alla natura, e poco alle costruzioni astratte del presente.</p>
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		<h3>Dal particolare all&#8217;internazionale</h3>
<p>Per questo è importante guardare sempre a quell&#8217;arte, scoprirla con occhi nuovi e darle il valore che davvero ha, quello umano. È giusto recuperare la memoria, raccogliendo le storie oltre che i manufatti, perché un posto senza memoria e senza cultura è destinato a morire. Se poi riuscissimo a confrontare quest&#8217;arte con quella di realtà lontane, anch&#8217;esse isolate, troveremo sicuramente molte similitudini, ma anche quelle divergenze che caratterizzano la tipicità di ogni luogo. E grazie a questi paragoni, andremo alla ricerca delle cose più autentiche, delle espressioni più umane. Così potremmo, finalmente, capire che gli esseri umani non sono poi così diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro, anche se nascono, crescono, vivono e muoiono in posti diversi.</p>
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		<title>La rivincita dei piccoli centri</title>
		<link>https://danielamelis.it/la-rivincita-dei-piccoli-centri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Melis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2016 20:07:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piccoli centri]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<category><![CDATA[ritorni alle origini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://danielamelis.it/la-rivincita-dei-piccoli-centri/">La rivincita dei piccoli centri</a> proviene da <a href="https://danielamelis.it">Daniela Melis</a>.</p>
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		<p><span class="nectar-dropcap" >V</span><strong><em>iviamo in un mondo bizzarro che impone modelli da seguire pedissequamente, incurante delle diversità di ognuno di noi. Seguiamo mode e stili di vita che non ci appartengono, scegliamo professioni per denaro più che per passione, ci lasciamo abbindolare da una marea di notizie negative. Così, parlano di crisi e ci sentiamo in crisi; dicono che non c&#8217;è lavoro e non lavoriamo; collegano musulmano a terrorista e abbiamo paura di persone random; propagano che vivere in un paese fa povero e noi non ci viviamo; e così via. Spesso, però, le verità bisogna trovarle dentro se stessi e lasciar perdere le illusioni della massa.</em></strong></p>
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		<p>È scientificamente provato che si deve stare alla larga da chi è negativo e quindi anche da tutte quelle notizie che vedono catastrofi e drammaticità in ogni dove. Prendiamo ad esempio l&#8217;accanimento contro i <b>piccoli centri</b> e la difesa delle <b>città</b>. Ci hanno inculcato che dai paesi è meglio scappare, perché si stanno spopolando, perché il lavoro è carente, perché non ci sono svaghi per i giovani, né futuro per i bambini, né tanto meno interesse per gli anziani. È pur vero che la città da molto di più a livello di divertimenti e attrattive, ma rende comunque schiavi di certi tempi e ritmi, costringe a spazi stretti, permette la creazione di microcosmi che riproducono alcune dinamiche negative dei paesi. Inoltre, se da un lato c&#8217;è più lavoro, perché ci son più servizi, questo non corrisponde necessariamente all&#8217;avere poi più soldi in tasca. Ed è qui che sorgono i lati positivi dei piccoli centri: la pace, la tranquillità, lo sguardo che si apre su panorami infiniti, senza palazzi a ostacolare il pensiero. Inoltre, resta il fatto più rilevante che &#8220;qui&#8221;, nei centri dimenticati dell&#8217;interno, nei borghi di montagna e in quelli di collina, sia tutto da costruire e ci siano tante opportunità, anche lavorative, da creare.</p>
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		<p>In effetti, nonostante l&#8217;aura negativa che ha aleggiato sui paesi nei decenni scorsi, negli ultimi tempi si legge tanto di professionisti che hanno abbandonato l&#8217;ufficio per la campagna. Insomma, si sentono storie di ritorni alle origini. Son storie che confermano <b>la rivincita dei</b> <b>piccoli centri</b>, come la mia, come tante altre che ho toccato con mano.</p>
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<h3 style="text-align: left"><strong> Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, <em>non c&#8217;è scampo per un vecchio ordine</em> fondato sul privilegio e sull&#8217;ingiustizia.<br />
</strong></h3>
<h4>&#8211; Berlinguer</h4>
</blockquote>
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		<p>La mia adolescenza è stata turbata. Non sapevo chi volevo essere, ero succube di spinte esterne per restare nel mio paesello e di tante altre per lasciarlo. Sentivo che dovevo andare, senza una meta precisa. Così ho raccolto tutto il mio rifiuto per qualsiasi cosa (il paese, la famiglia, il lavoro dei miei, le persone che avevo incontrato fino a quel momento) e, appena possibile, son partita per non voltarmi indietro mai più. Abbiamo già raccontato delle tiritere post-liceo e di tutto lo sgomento di fronte a un mercato del lavoro immobile (<a href="https://danielamelis.it/attualita/voglio-il-conto-in-cina-giovani-e-lavoro-oggi/" target="_blank" rel="noopener">Voglio il conto in Cina</a>), ma ancora non abbiamo detto di come sia avvenuto l&#8217;impensabile: <strong>tornare al piccolo paese dove si è cresciuti.</strong> A differenza di come si potrebbe pensare, non lo si sente come un fallimento, né tanto meno come una vergogna o una noia, quanto forse come l&#8217;ennesima ribellione a un mondo che ti forma piano piano. Ci hanno insegnato a seguire strade stranianti e a dimenticare i luoghi da cui proveniamo, cultura compresa. Quando mi son resa conto di quanto mi era stato rubato, son voluta tornare indietro per andare avanti partendo dal punto apparentemente più basso.</p>
	</div>
</div>




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		</div>
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		<p>Tanti son i motivi per cui si torna per restare: amore e riconoscenza verso la propria famiglia, senso del dovere, ma soprattutto perché si realizza che certe sfaccettature del mondo son delle prese per il culo. Ad esempio, è aberrante dover accettare a 30 anni un tirocinio di un anno a 400 euro mensili, per un totale di 32 ore settimanali, presso delle imprese in mano a miliardari spilorci e con la puzza sotto il naso. E che fai poi con 400 euro? Non ti ci paghi nemmeno la stanza in affitto a Pirri, figuriamoci il mangiare. In conclusione, <b><i>si torna per dignità</i></b>. E questo ha tante conseguenze.</p>
<p>Tornando poi ti rendi conto di quante possibilità ci sono nelle nostre periferie specialmente per chi è curioso, ha studiato, ha viaggiato e ha fatto esperienze di vita e di lavoro fuori. Non che la cosa sia semplice, visto lo stato di abbandono in cui versano molti paesi e la solitudine che spesso si respira, ma con l&#8217;unione delle menti e l&#8217;osare delle idee, si può avverare l&#8217;impossibile.</p>
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		<p>Negli ultimi mesi ho conosciuto due coppie che vivono in <b>piccoli centri</b> in varie parti d&#8217;Italia, non perché son tornati alle loro origini, ma perché, stranieri o (quasi) estranei al luogo, hanno scelto quei posti come meta della propria vita. E ogni giorno affrontano col sorriso l&#8217;eventuale noia, la scarsa movida della provincia, l&#8217;apatia della gente, il silenzio della campagna e si danno da fare per vivere meglio. Due, ma ce ne sono tante altre, sconosciute, silenziose, che operano in silenzio affinché questi posti non muoiano. Per questo vorrei lanciare a tutti un invito a tornare. A tornare ai propri monti o alle pianure solitarie, perché nei piccoli centri c&#8217;è bisogno soprattutto di persone. Persone che hanno idee, fantasia e mezzi per recuperare un passato che ci appartiene e far fiorire il presente nell&#8217;ottica di un futuro migliore.</p>
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<h3 style="text-align: left"><strong><em>Istruitevi,</em> perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. <em>Agitatevi,</em> perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. <em>Organizzatevi,</em> perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.</strong></h3>
<h4>&#8211; Gramsci</h4>
</blockquote>
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<p>L'articolo <a href="https://danielamelis.it/la-rivincita-dei-piccoli-centri/">La rivincita dei piccoli centri</a> proviene da <a href="https://danielamelis.it">Daniela Melis</a>.</p>
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